Il balzo in avanti dell’e-commerce cambia il volto a logistica e imballaggi

l valore dell’e-commerce B2C italiano nel 2017 è stimato in 24 miliardi di euro, pari a circa il 6% degli acquisti degli italiani. Se consideriamo solo l’e-commerce dei prodotti, ovvero di quella parte che richiede una logistica e un packaging, il valore complessivo è di 12,2 miliardi, in crescita nel 2017 del 28% e pari al 52% del totale degli acquisti online in Italia. Il volume di consegne che ogni mese si muovono in Italia è stimato intorno ai 15 milioni di euro. A dirlo sono i dati analizzati dall’Osservatorio e-commerce B2C, Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, dai quali dati emerge anche che che il numero di compratori, cosiddetti e-shopper, per usare uno dei neologismi legati alla rivoluzione digitale, crescono del 10% rispetto al 2016, così come registrano un balzo in avanti gli acquisti realizzati da smartphone.

Tutte queste cifre per dire che il crescente peso dell’e-commerce ha inevitabilmente delle ripercussioni su tutta la filiera del commercio e in particolare su chi si occupa di imballaggio e consegne, vale a dire la logistica. Secondo il rapporto Netcomm (che si è avvalso del sostegno di Dhl) «sono in forte crescita le vendite di mobili e di tutti i prodotti per la casa, settore che ha richiesto la messa a punto di soluzioni di imballaggio e di trasporto dedicate. In crescita anche il settore della vendita di gioielli e dell’orologeria di alta gamma, con consegna a casa, per il quale gli operatori hanno dovuto individuare soluzioni adeguate anche dal punto di vista della sicurezza. Lo stesso settore dell’abbigliamento che abbiamo visto essere il più venduto online ha richiesto servizi e imballaggi particolari, ad esempio per la consegna dei capi spalla, piuttosto che per la gestione dei resi che spesso richiedono piccoli interventi di stiratura e piegatura, ovvero reparti in magazzino dedicati».

COME IMPATTA L’E-COMMERCE SULLA LOGISTICA

Una trasformazione, insomma, che comporta anche non pochi problemi, proprio nella gestione dei resi, che spesso, sempre secondo le indagini statistiche condotte, rappresenta un elemento qualificante per chi compra ma ha una serie di conseguenze immaginabili: il cosiddetto “reverse logistico”, con nuovi processi di imballaggio, e poi un’altra faccia del last mile logistico: l’ultimo miglio, con la consegna a casa del cliente. Quest’ultimo, si legge nel rapporto dell’Osservatorio, «è forse l’elemento più caratterizzante la logistica per l’e-commerce ed è anche uno degli elementi di maggior cambiamento non solo per i corrieri, ma anche per gli impatti che l’e-commerce sta generando sui sistemi di viabilità e logistici delle città, nonché sui servizi e sui processi di gestione del ciclo di vita degli imballaggi».

Un fenomeno in espansione – anche perché il mercato italiano ha ancora ampi margini di crescita copre quote inferiori rispetto a quanto accade in altri Paesi, anche europei – destinato oltre che a cambiare modelli di lavoro a crearne anche di nuovi.

C’è un lato, tuttavia, dell’e-commerce che non brilla particolarmente. Al contrario di quanto avviene con il commercio estero, che vede almeno negli ultimi anni la bilancia commerciale pendere favorevolmente dalla parte del made in Italy, per quanto riguarda gli acquisti online, secondo i dati del Politecnico di Milano «gli italiani comprano da siti stranieri per 5,9 miliardi di euro, mentre gli stranieri comprano da siti italiani per 3,5 miliardi di euro (comunque in crescita di 300 miliardi rispetto al 2016). I siti italiani vendono all’estero circa il 16% del loro fatturato». L’export di made in Italy, però, è previsto in espansione, in generale, e questo avrà delle ricadute positive anche sul segmento e-commerce.

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